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Autobiografia di Masashi Kishimoto

IL MONDO DI MASASHI KISHIMOTO: La biografia - quindicesima parte


Tra una cosa e l'altra, al secondo anno di liceo riuscii a realizzare un manga di 31 pagine, ma non capivo se fosse divertente o meno. Così lo feci leggere a mio fratello.
Mi aspettavo che mi dicesse una frase del tipo: "Caspita! E' proprio divertente!", ma invece mi disse: "Sta roba è pallosa". Però mio fratello non era certo molto affidabile, così feci leggere il mio manga a mio padre. Purtroppo anche lui mi disse: "E' noioso!". Se inizialmente avevo tutte le intenzioni di spedire quel manga al concorso di Jump, persi completamente la voglia e quelle 31 pagine rimasero a dormire per l'eternità nel cassetto della scrivania. Ero un ragazzo stupido che pensava semplicemente di scrivere un manga e inviarlo per vincere al più presto il premio. Ero davvero immaturo e impulsivo, ma adesso che ci penso, anche quella è stata un'esperienza utile. E' normale comportarsi così quando si è giovani.
In seguito provai a scrivere altri manga, ma tutti continuavano a dirmi che non erano belli. Un giorno mi sfogai urlando:"Perchè i manga che scrivo io non sono divertenti?! Maledizione! Cos'hanno gli altri fumettisti che io non ho?!". Smascherando di nuovo tutta la mia stupidità. Giunsi alla fine del liceo senza superare questo nodo. Non facevo nient'altro che scrivere manga e i miei voti erano i penultimi della classe.
Nessuna università mi avrebbe accettato. In quei tempi del liceo i manga non andavano bene, lo studio idem e di amore non ne parliamo neanche, che era la cosa che andava peggio.
Comunque sia, l'adolescenza è un periodo costellato di preoccupazioni e di momenti difficili (penso che gli studenti mi capiscano). In quel periodo la vita non mi sorrideva (è normale), però io non mi arresi! O meglio, non ero il tipo che sprofondava troppo nella tristezza, pensavo semplicemente che in un modo o nell'altro avrei risolto le cose. Ringrazio il cielo per la mia rilassante stupidità!

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